lunedì 18 luglio 2016


Il Telegrafo del 30 ottobre 1942
La scuola russa: prigione dello spirito

Fronte Russo, ottobre
Una delle tante decantaterealizzazioni del regime bolscevico, il fatto che ha dato fiato per i più o meno intonati squilli della propaganda moscovita, l'opera che più e meglio di ogni altra dovrebbe dire ai proletari di tutto il mondo la paterna, affettuosa, attenzione dei governanti di Mosca, la prova, infine, del prodigarsi dei capi nell'intento di elevare la masse è indubbiamente il grande, colossale addirittura, lavoro compiuto nella lotta contro l'analfabetismo. Lotta portata a termine col raggiungimento di tutte le mète ed il conseguimento di tutti i risultati voluti.
Nell'U.R.S.S. o almeno in quella parte della Russia che sino ad oggi ci è stato possibile conoscere, l'istruzione elementare ha assunto un carattere totalitario nella sua obbligatorietà. Si può affermare che il cento per cento dei giovani russi, quelli delle ultime generazioni, è immune dalla piaga dell'analfabetismo, combattuto e vinto, nelle città e nelle campagne, dall'autoritario volere e dal cospicuo impiego di mezzi profusi a piene mani dallo zar rosso.
Limitando per oggi le nostre indagini e constatazioni al vasto campo della cultura elementare, e tralasciando quello dell'istruzione media, assai ristretto, e l'altro ristrettissimo degli studi superiori, non si può non riconoscere la davvero miracolosa portata della vasta realizzazione culturale.
la scuola in Russia ha, si può dire, preso il posto della Chiesa. Non v'è piccolo paese ove manchi il sontuoso edificio scolastico; ogni minuscola borgata rurale ha la sua scuola elementare. Ci diceva tempo fa un vecchio sacerdore ortodosso di una provincia ucraina: "I giovani, bolscevichi o no, guardano al maestro come i loro padri e i loro nonni guardavano a noi, ai preti, ai ministri di Dio. E ciò avviene perchè queste creature, fuorviate dalla via diritta, vedono nell'insegnate il ministro della negatrice potenza, che nei loro cuori e nelle loro menti ha soppiantata la Divinità".
Si potrebbe essere portati a pensare, basandosi sull'esteriorità delle cose, che il bolscevismo è realmente pervenuto ad elevare il livello culturale delle masse in virtù della lotta svolta vittoriosamente dalla scuola contro l'analfabetismo. E, quindi, dovremmo al regime comunista almeno questo doveroso riconoscimento.
Ma addentrandosi nella quistione, esaminando gli effetti conseguiti da un ventennio di istruzione per il popolo, toccando con mano le cose apparentemente perfette, la conclusione è assai diversa. Questa: l'ignoranza delle masse è aumentata proporzionalmente all'accrescersi della cultura delle stesse. E potrebbe anche essere, la conclusione. Imparando a leggere ed a scrivere l'operaio ed il contadino russi sono pervenuti ad un grado di ignoranza mai raggiunto da altri popoli. Il che, in definiva, è pressochè uguale.
E cerchiamo ora di dimostrare la logica di questi apparenti paradossi.
Se un fanciullo, nato e cresciuto in un ambiente sano, e porivato del pane del sapere e negato alla scuola, questi diverrà uomo privo di istruzione, si, ma comunque avrà imparato dalla vita alcune di quelle nozioni utili a tutti gli esseri di questa terra, ed avrà potuto, spremendo le proprie meningi, supplire, in parte sia pur limitata, alla mancanza di istruzione. E chiamerà panme il pane, e saprà perchè nascono i frutti, perchè si muovono le macchine, come si chiama il suo paese, dove comincia e dove finisce la sua Patria. E non saprà magari, e non si sforzerà a sapere quando e da chi fu inventato il pantelegrafo, chi era Demostene, cosa avvenne durante le Idi di Marzo, chi vinse a Trafalgar ed in quale parte del mondo si trovi il Kilimangiaro. Rimarrà ignorante, d'accordo, ma lo coscienza della propria ignoranza lo porterà ad agire come se non lo fosse.
Se, al contrario, lo stesso fanciullo frrequentando una scuola, imparerà, tra l'altro, che Montieri è la capitale della Cina, che i leoni sono stumenti a fiato ed il pane un cavallo da corsa, se, attraverso una istruzione impartita con metodo e cura, si riuscirà a convincere il giovane della forma cilindrica della terra, dell'origine tellurica delle variazioni lunari e di altre simili sciempiaggini, noi avremo col tempo un uomo straordinariamente ignorante quanto convintissimo di non esserlo, perchè ha studiato, perchè sa leggere e scrivere.
La goiventù russa è un pò come il fanciullo del nostro secondo corso. La scuola bolscevica, insegnando l'alfabeto, ha fatto sì che il popolo restasse ignorante, s'incancrenisse anzi nella propria ignoranzael mentre credeva di attingere alla fonte del sapere. Strappando il velo di "sociale assistenza e fraterno prodigarsi per il bene degi umili" che copre il criminoso edificio della scuila staliniana, si mette a nudo l'anima della scuola stessa. Anima diabolica in un corpo di angelo.
Mosca si è fatta un'arena potentissima dell'istruzione elementare e se ne è servita per:
1) Condurre tra i giovani la sua spietata campagna antireligiosa;
2) creare il mito della civiltà bolscevica;
3) diffondere l'assurdo della semi-barbarie di Roma;
4) esaltare le inesistenti conquiste del tanto più inesistente genio russo;
5) riformare la carta geografica del mondo a proprio uso e consumo.
E veniamo ai fatti. Dimostriamo, cioè, la logicità dei paradossi sopra annunziati. La assoluta negazione di ogni Divinità e potenza soprannaturale, che non siano il credo di Lenin o la persona di Stalin, è già di per se stessa una dimostrazione del nostro asserto. Negando l'esistenza di Dio, e convincendo i fanciulli a tanta enormità, si condannano i medesimi - e, si noti, attraverso una scrupolosa istruzione che dovrebbe elevare il di loro sapere - alla più terribile forma di ignoranza, quella dello spirito. L'ateo - analfabeta della religione - ha il solo difetto di non credere in Dio; il giovane russo ha il solo difetto di non credere nel Giusto e quello di peccare di ignoranza credendo nel falso.
La civiltà bolscevica, la sola civiltà che gli uomini avrebbero conosciuta (fortunatamente gli uomini sono... uomini russi), è presentata come il primo fattore civilizzatore del Mondo. La scuola russa - quella del Popolo, inteso - nega ogni altra forma di civiltà moderna ed antica. La asiatica, l'assira, la egiziana, la babilonese, la greca, la romana non esisterono, non furono di questa terra. Lo scolaro, sempre diligente, ascolta ed apprende, studia ed assimila. E domani, fatto adulto, crederà nella sua istruzione e quindi nella sola civiltà bolscevica. Ignorante, più di chi non sapendo tace, affermerà, convinto, la sua errata credenza.
Roma, e per questa e con questa l'Italia, è nei testi scolastici russi espressione di semi-barbarie e ricetto di uominin incivili che, sordi alla voce del progresso, si sono stabilizzati in una forma di vita primordiale e vegetano intorno ai ruderi di monumenti eretti nei secoli che furono sotto l'impulso dell'esempio che veniva, manco a dirlo, da Oriente. Fornito di tutto questo sapere, il ragazzo russo può andare per le vie del mondoa far la figura dell'ignorantone, assai più di quanto non lo fece il pastorello delle montagne d'Abruzzo, semplice e illetterato, che un giorno, alla nostra domanda: "Sai cos'è Roma?", rispondeva: "Roma è una città grande e bella dove stanno il Papa e il Re".
Ma il settore ove più si è sbizzarrita la fantasia della didattica comunista è quello delle supposte conquiste, scoperte ed invenzioni del non mai troppo celebrato geio russo. Un operaio di Stalino, specializzato in costruzioni radiofoniche vi dirà, come a noi un paio di mesi or sono, che la radio è scoperta di un ingegnere georgiano; e così affermeranno tutti coloro che sono usciti dalle scuole del popolo, ove si insegna che fu un operaio di Cazan ad inventare il motore a scoppio, una donna di Astracan a costruire la prima bicicletta, un medico di Cottas a scoprire il bacillo del colera, una ragazza di Viasmo ad ideare la macchina da cucire, un ufficiale dello Zar a raggiungere per primo il Polo, e russi, soltanto russi, furono i primi navigatori, i primissimi aeronauti, i violatori degli abissi sottomarini, e soltanto dovute al genio russo, esclusivamente a questo, tutte le invenzioni e scoperte, dalla pila elettrica all'apriscatole automatico e dalla polvere da sparo a quella insetticida. Infarcito di tanto sapere, l'alunno lascia la scuola ed affronta la vita. Ignorante diplomato a pieni voti.
Anche la stessa geografia è divenuta materia duttile tra le sottili e diaboliche mani dei mestatori moscoviti. Lungo sarebbe tentar soltanto di riassumere le iperboli riportati da testi ed atlanti geografici in uso nelle scuole elementari russe. Un giorno, forse, per diletto dei lettori pubblicheremo alcune di queste pagine di questi "libri di stato" ove continenti e stati, mari e fiumi sono riformati e spostati qua e là per il mondo ad uso e consumo della propaganda bolscevica. Per oggi ci servono due soli esempi tratti dalla vita di gente che si ritiene istruita. Or non è molto un sergente russo, caduto nelle nostre mani, si meravigliava di trovarsi ancora in territorio sovietico perchè, sono parole sue. "...io credevo al di là del Don ci fosse la Germania e a cento chilometri Berlino. L'ho imparato a scuola". Ed una ragazza, giovane intelligente ed a modo suo assai istruita, ci diceva la settimana scorsa: "Voi avete tanta certezza di vincere, ma non pensate che tra un mese saranno qua due milioni di inglesi?". Ed alla nostra obbiezione del come sarebbero giunti sino a noi i biondi paladini, rispondeva candidamente: "In treno. E' tanto vicina l'Inghilterra!" E crediamo non aver altro da aggiungere.
Conclusione. Attraverso la scuola il comunismo ha vinto una delle sue più importanti battaglie. Fedele ai suoi principi di oppressione in carnascialesco costume di libertà, Stalin ha aperte al popolo le porte degli edifici scolastici ed ha poi richiuse queste porte, trasformando le aule in orribili prigioni dello spirito. Oggi le nostre armi infrangono le catene e fanno largo alla luce della verità.

Dino Corsi

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